Avviso di rettifica nullo se l’immobile risulta abusivo

Deve ritenersi illegittimo l’avviso di liquidazione col quale il Fisco rettifica il valore dichiarato nell’atto di compravendita di un immobile in corso di costruzione, risultato abusivo per il successivo diniego dell’amministrazione comunale alla richiesta del permesso di costruire (Corte di Cassazione – Ordinanza 7 febbraio 2018, n. 2946)

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione nei confronti dei contribuenti per imposta di registro in relazione alla compravendita di fabbricato in corso di costruzione, per effetto della rettifica del valore imponibile dell’immobile rispetto a quello dichiarato.
Successivamente all’acquisto, per effetto della mancata approvazione da parte del Comune della richiesta di condono edilizio, l’immobile è stato demolito.
Su ricorso dei contribuenti i giudici tributari hanno annullato l’avviso di liquidazione, in considerazione della sentenza del tribunale che aveva disposto la demolizione dell’immobile in quanto abusivo.
L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in cassazione sostenendo l’irrilevanza, ai fini tributari, della nullità civilistica dell’atto di compravendita e della mancata approvazione della domanda di permesso di costruire.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte Suprema ha sottolineato che per i contratti a titolo oneroso traslativi o costitutivi di diritti reali la base imponibile sulla quale calcolare l’imposta di registro è costituita dal valore del bene o del diritto alla data dell’atto ovvero, per gli atti sottoposti a condizione sospensiva, ad approvazione o ad omologazione, alla data in cui si producono i relativi effetti traslativi o costitutivi.
Nel caso di provvedimento con il quale l’amministrazione comunale respinge la richiesta di condono edilizio e dispone la demolizione del manufatto in conformità alla sentenza del tribunale, l’immobile acquistato deve ritenersi privo di valore, in considerazione della sua natura abusiva, a nulla rilevando il fatto che il diniego della sanatoria e l’ordine di demolizione siano intervenuti in epoca successiva, posto che si tratta di provvedimenti amministrativi accertativi e sanzionatori che non mutano la qualità intrinseca del bene.