Bonus impatriati: nessun impedimento con un periodo minimo di lavoro all’estero di due anni


Per il cittadino italiano in possesso di un titolo di laurea, iscritto all’AIRE da almeno due anni, per il periodo in cui ha svolto attività di lavoro dipendente all’estero, e nel presupposto che per gli stessi periodi risulti fiscalmente residente in Italia, è soddisfatto il requisito ai fini dell’agevolazione dei lavoratori impatriati (Agenzia Entrate – risposta n. 32/2018).

Il bonus fiscale previsto per i lavoratori impatriati prevede che i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50% ed è applicabile per un quinquennio a decorrere dal periodo d’imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscali in Italia, e per i quattro periodi di imposta successivi.
Possono usufruire del beneficio i cittadini dell’Unione Europea che non sono stati residenti in Italia per un periodo minimo di almeno due anni precedente all’impatrio e che alternativamente:
– sono possesso di un titolo di laurea e hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più;
– hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.


Le suddette condizioni sono fra loro alternative e pertanto, la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia.
In virtù di tali presupposti, per il cittadino italiano in possesso di un titolo di laurea, iscritto all’AIRE, negli anni in cui ha svolto attività di lavoro dipendente all’estero, e nel presupposto che per gli stessi periodi risulti fiscalmente residente in Italia, risultano soddisfatti i requisiti per fruire del regime speciale previsto per i lavoratori impatriati.