Bonus locazione: l’assenza del contratto di concessione non esclude l’agevolazione


Un contribuente può fruire del bonus locazione di cui all’art. 28 del Decreto Rilancio in relazione alla quota di indennità imputabile ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020, corrisposta al Comune per la concessione di occupazione dell’immobile, anche se il rinnovo di tale concessione, nonostante già siglato, deve essere ancora perfezionato a causa dei ritardi dovuti dall’emergenza Covid-19 (Agenzia Entrate – risposta 18 febbraio 2021, n. 120).

Il decreto Rilancio, al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019, riconosce un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.
Successivamente, con la conversione in legge del decreto Rilancio, l’agevolazione è stata riconosciuta nella misura del 20% e del 10%, anche alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019.
Con il decreto Ristori, inoltre, il credito d’imposta è stato esteso in relazione ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e di affitto d’azienda dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrati nel periodo d’imposta precedente, alle imprese operanti nei settori indicati nel medesimo decreto.


La finalità dell’agevolazione è quella di contenere gli effetti economici negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 che hanno determinato una riduzione dei ricavi o dei compensi delle attività economiche a fronte dell’incidenza dei costi fissi quali, ad esempio, il canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili delle piccole attività economiche.
Relativamente al caso di specie, il rapporto tra le parti in causa da cui scaturisce l’obbligo di pagamento dell’indennità in questione può essere assimilato ai contratti di locazione, di leasing o di concessione di immobili.
Pertanto, il contribuente può fruire del credito d’imposta con riferimento alla quota di indennità imputabile ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020, e corrisposta, in assenza di un contratto di concessione vigente per l’occupazione “sine titulo” di un immobile ad uso non abitativo a seguito della cessazione di un contratto di concessione che ha espletato i suoi effetti sino al 31 dicembre 2016, indipendentemente dalla qualificazione fiscale  che tali somme assumono ai fini delle imposte dirette.