Esente da imposta la donazione di azioni societarie


Il donante che intende trasferire la nuda proprietà del pacchetto azionario di maggioranza, unitamente al diritto di voto può fruire del beneficio dell’esenzione, se sussiste il presupposto, in capo ai beneficiari, di una situazione di controllo di diritto. Il controllo societario, infatti, verrà trasferito ai donatari-nudi proprietari, in virtù di una convezione da stipularsi contestualmente all’atto di donazione. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 07 febbraio 2020, n. 38).

I trasferimenti, effettuati anche tramite i patti di famiglia a favore dei discendentie del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggetti all’imposta sulle successioni e donazioni. In caso di quote sociali e azioni di società il beneficio spetta limitatamente alle partecipazioni mediante le quali è acquisito o integrato il controllo societario.
Il beneficio si applica a condizione che gli aventi causa proseguano l’esercizio dell’attività d’impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento, rendendo, contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione o all’atto di donazione, apposita dichiarazione in tal senso. Il mancato rispetto della condizione di cui al periodo precedente comporta la decadenza dal beneficio, il pagamento dell’imposta in misura ordinaria, della sanzione amministrativa, e degli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l’imposta medesima avrebbe dovuto essere pagata.
Il legislatore ha inteso favorire il passaggio generazionale delle aziende di famiglia, a condizione, tuttavia, che i beneficiari del trasferimento proseguano l’attività d’impresa o mantengano il controllo della società, per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento.
Il predetto trattamento agevolativo spetta, quindi, esclusivamente ai beneficiari discendenti o coniuge del disponente, sempreché rendano contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione o all’atto di donazione, apposita dichiarazione di proseguire l’esercizio dell’attività d’impresa o detenere il controllo dell’attività d’impresa.
Il mancato rispetto dell’impegno assunto in tal senso comporta la decadenza dall’agevolazione concessa e il conseguente recupero dell’imposta dovuta, nonché l’applicazione delle relative sanzioni e degli interessi.
Per quanto qui d’interesse, in particolare, è stato chiarito che nell’ipotesi in cui oggetto del trasferimento siano quote o azioni emesse da società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato, l’esenzione spetta per il solo trasferimento di partecipazioni che consente ai beneficiari di acquisire oppure integrare il controllo societario.
Il “controllo di diritto” che si realizza quando un soggetto dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria di una società, ossia detiene più del 50 per cento delle quote o azioni della società, con diritto di voto nell’assemblea ordinaria.
Al riguardo occorre ricordare che nel caso di pegno o usufrutto sulle azioni, il diritto di voto spetta, salvo convenzione contraria, al creditore pignoratizio o all’usufruttuario.
Generalmente, dunque, il diritto di voto nell’assemblea ordinaria spetta all’usufruttuario, tuttavia, non è preclusa la facoltà di stabilire, con apposito accordo (“salvo convenzione contraria”), una diversa attribuzione del diritto di voto (ad esempio, ai nudi proprietari).
Inoltre, nell’ipotesi in cui una partecipazione di controllo, posseduta dal dante causa, venga frazionata tra più discendenti, l’agevolazione spetta esclusivamente per l’attribuzione che consente l’acquisizione o l’integrazione del controllo da parte del discendente; mentre nel caso in cui il trasferimento della partecipazione di controllo avvenga a favore di più discendenti in comproprietà il beneficio viene sempre riconosciuto.
L’agevolazione in parola trova applicazione anche per i trasferimenti che consentano l’acquisizione o l’integrazione del controllo in regime di comproprietà, a condizione che i diritti dei comproprietari vengano esercitati da un rappresentante comune, che disponga della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria.
Quanto alla fattispecie oggetto d’interpello, in cui il donante intende trasferire la nuda proprietà del pacchetto azionario di maggioranza, unitamente al diritto di voto, si ritiene integrato, ai fini della fruizione del beneficio dell’esenzione, il presupposto della sussistenza, in capo ai beneficiari, di una situazione di controllo di diritto. Il controllo societario, infatti,verrà trasferito ai donatari-nudi proprietari, in virtù di una convezione da stipularsi contestualmente all’atto di donazione.
L’esenzione dall’imposta di donazione è applicabile anche all’atto di donazione di cui alla fattispecie in esame, sempreché i donatari dichiarino di voler detenere il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data di trasferimento. Si precisa, tuttavia, che, poiché il controllo societario deriva dal possesso, in comproprietà, dei diritti di nuda proprietà di partecipazioni societarie, con diritto di voto, il venir meno della comunione prima del decorso dei cinque anni dal trasferimento delle quote, comporterebbe la perdita del requisito del controllo e,dunque, la decadenza dal beneficio, con pagamento dell’imposta nella misura ordinaria, della sanzione e degli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l’imposta medesima avrebbe dovuto essere pagata.