Ingresso e soggiorno stranieri per motivi di ricerca, studio e tirocinio: il decreto in Gazzetta


Pubblicato il D.Lgs. n. 71/2018 con cui il nostro ordinamento recepisce la direttiva europea relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di Paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio e collocamento alla pari.


Il D.Lgs. n. 71/2018 recepisce la direttiva e ha tra i principali obiettivi:
– stabilire le condizioni di ingresso e di soggiorno, per un periodo superiore ai 90 giorni, dei cittadini di Paesi terzi, e dei loro familiari, che si recano nell’Ue per i motivi previsti nel titolo della direttiva.
Lo straniero titolare di un permesso di soggiorno per ricerca in corso di validità rilasciato da un altro Stato membro dell’Unione europea è autorizzato a soggiornare nel territorio nazionale al fine di proseguire la ricerca già iniziata nell’altro Stato, per un periodo massimo di 180 giorni in un arco temporale di 370 giorni. A tal fine non è rilasciato al ricercatore un permesso di soggiorno e il nulla-osta è sostituito da una comunicazione dell’istituto di ricerca allo sportello unico della prefettura-ufficio territoriale del Governo della provincia in cui si svolge l’attività di ricerca. La comunicazione indica gli estremi del passaporto in corso di validità o documento equipollente del ricercatore e dei familiari, ed è corredata dell’attestato di iscrizione all’elenco tenuto dal Ministero dell’università e della ricerca, di copia dell’autorizzazione al soggiorno nel primo Stato membro del ricercatore e dei familiari e della convenzione di accoglienza con l’istituto di ricerca del primo Stato membro nonché della documentazione relativa alla disponibilità di risorse sufficienti per non gravare sul sistema di assistenza sociale e di una assicurazione sanitaria per il ricercatore e per i suoi familiari, ove tali elementi non risultino dalla convenzione di accoglienza.
Il ricercatore è autorizzato a fare ingresso in Italia immediatamente dopo la suddetta comunicazione. I suoi familiari hanno il diritto di entrare e soggiornare nel territorio nazionale, al fine di accompagnarlo o raggiungerlo, purché in possesso di un passaporto valido o documento equipollente e di un’autorizzazione in corso di validità, rilasciata dal primo Stato membro, previa dimostrazione di aver risieduto in qualità di familiari nel primo Stato membro;
– equiparare i dottorandi ai ricercatori. In presenza dei requisiti reddituali di cui all’articolo 29, comma 3, lettera b), D. Lgs. n. 286/98 e fermo restando il rispetto dell’obbligo di cui all’articolo 34, comma 3, lo straniero munito di passaporto valido o altro documento equipollente, che ha conseguito in Italia il dottorato o il master universitario ovvero la laurea triennale o la laurea specialistica, o il diploma accademico di primo livello o di secondo livello o il diploma di tecnico superiore, alla scadenza del permesso di soggiorno, può dichiarare la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro presso i servizi per l’impiego e richiedere un permesso di soggiorno di durata non inferiore a 9 e non superiore a 12 mesi al fine di cercare un’occupazione o avviare un’impresa coerente con il percorso formativo completato. In presenza dei requisiti previsti dal testo unico, può essere richiesta la conversione in permesso di soggiorno per lavoro.
Il permesso di soggiorno in questione non è rilasciato, o se già rilasciato, è revocato se la documentazione è stata ottenuta in maniera fraudolenta, falsificata o contraffatta o se risulta che lo straniero non soddisfaceva o non soddisfa più le condizioni previste nonché le altre condizioni di ingresso e di soggiorno previste dal testo unico;
– estendere le disposizioni della direttiva anche agli alunni, ai volontari al di fuori del servizio volontario europeo e alle persone collocate alla pari, al fine di agevolarne l’ingresso e il soggiorno e di garantirne i diritti;
– prevedere una procedura di approvazione per gli istituti di ricerca pubblici o privati, per gli istituti di istruzione superiore e per tutte le altre categorie di enti ospitanti che vogliano accogliere ricercatori, studenti, alunni, tirocinanti o volontari di Paesi terzi;
– ridurre gli oneri amministrativi connessi alla mobilità dei ricercatori e degli studenti in vari Stati membri prevedendo, a tal fine, un programma specifico di mobilità con norme autonome relative all’ingresso e al soggiorno per motivi di ricerca o studio in Stati membri diversi da quello che ha rilasciato l’autorizzazione iniziale;
– facilitare l’accesso al mercato del lavoro dello Stato membro in cui lo studente svolge gli studi al fine di coprire in parte il costo degli studi;
– mettere a disposizioni del pubblico informazioni adeguate sugli enti ospitanti approvati e sulle condizioni e procedure di ammissione di cittadini di Paesi terzi nel territorio degli Stati membri ai fini della direttiva.