L’esonero dal versamento Cig non riguarda le società a capitale misto partecipate da enti pubblici


In tema di contribuzione previdenziale, le società a capitale misto e, in particolare, le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali, sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità, non trovando applicazione l’esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici

La Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza di primo grado, aveva rigettato l’opposizione proposta da un datore di lavoro contro un avviso di addebito avente ad oggetto crediti Inps per contribuzione dovuta a titolo di Cigs, Cigo e contribuzione di mobilità. La Corte aveva argomentato, sulla base della natura della società a capitale misto, che la medesima non poteva fruire delle esenzioni contributive previste per le imprese industriali degli enti pubblici.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che gli enti locali, per la gestione di servizi, reti, impianti e beni, sono tenuti ad avvalersi di soggetti costituiti nella forma di società di capitali con la partecipazione maggioritaria degli enti locali, anche associati, sicché la partecipazione di soggetti pubblici al capitale sociale comporta che le società medesime debbano essere annoverate nell’ambito delle “imprese industriali degli enti pubblici”.
Per la Suprema Corte, il motivo è manifestamente infondato. Il datore di lavoro, infatti, è una società partecipata per una quota da soggetti pubblici e dunque a capitale misto. Di qui, trova applicazione il principio affermato dalla giurisprudenza per cui, in tema di contribuzione previdenziale, le società a capitale misto, ed in particolare le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali, sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità. Non può trovare applicazione l’esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici, trattandosi di società di natura essenzialmente privata, finalizzate all’erogazione di servizi al pubblico in regime di concorrenza, nelle quali l’amministrazione pubblica esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto privato, e restando irrilevante, in mancanza di una disciplina derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, la mera partecipazione, seppur maggioritaria, ma non totalitaria, da parte dell’ente pubblico.