Niente redditometro per i contratti di compravendita “preliminari”

Ai fini del redditometro, il contratto preliminare di acquisto di un immobile non è indice di incremento patrimoniale, pertanto l’accertamento sintetico è nullo (Corte di Cassazione – Ordinanza 6 ottobre 2017, n. 23348).

La Suprema Corte respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR che, in linea con la decisione della CTP, aveva ritenuto l’accertamento sintetico insussistente nei confronti del contribuente, con il quale il Fisco determinava un maggior reddito a fini IRPEF.
Il contribuente, infatti, affermava di non avere sostenuto la spesa, ritenuta incremento del patrimonio del contratto preliminare di acquisto di un immobile nel quale aveva semplicemente assunto un impegno a corrispondere il prezzo di acquisto.
Secondo la ricorrente, invece, la CTR avrebbe erroneamente escluso la correttezza dell’accertamento dell’incremento patrimoniale sull’assunto che la spesa per l’acquisito del bene immobile non era ancora stata sostenuta, e ciò violando il disposto dell’art. 38 che, nella formulazione vigente, stabiliva che qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti nell’anno in cui è stata effettuata la spesa e nei quattro anni precedenti. La CTR, inoltre, avrebbe violato il disposto normativo atteso che tale norma non attribuiva alcun rilievo al principio di cassa ovvero alla circostanza che la spesa dovesse essere stata sostenuta nel periodo in esame.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato avendo.
Costituisce orientamento consolidato quello secondo cui ai fini dell’accertamento del reddito con il metodo sintetico di cui all’art. 38, quarto e quinto comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ai fini della prova dell’erogazione di spesa per incrementi patrimoniali che costituisce effettiva ed attuale espressione di capacità economica, l’accertamento deve basarsi sulla diretta dimostrazione (risultante, solitamente, da un atto formale) della effettiva erogazione della spesa, e laddove il pagamento del prezzo non è avvenuto, l’acquisto non denota una reale disponibilità economica.
Da quanto esposto deriva che la mera conclusione di un contratto preliminare di vendita con previsione del pagamento del prezzo differito nel tempo, non comportando un effettivo esborso di spesa perché non ancora sostenuta dal contribuente nell’anno di imposta, non costituisce esborso di spesa per incremento patrimoniale.
La sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dello ius receptum ritenendo che la pretesa impositiva dell’ufficio fosse basata su un presunto incremento patrimoniale connesso all’acquisto di un immobile da parte del contribuente,acquisto non perfezionatosi perché non ancora sostenuta la “spesa” in mancanza del pagamento del prezzo per l’anno di imposta a cui si riferiva l’accertamento con metodo sintetico.