Nulle le cartelle di pagamento senza motivazione


È illegittima la cartella di pagamento in cui manca il calcolo degli interessi applicati dal Fisco (Corte di Cassazione – Ordinanza 06 luglio 2018, n. 17767).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dal contribuente avverso la sentenza della CTR, relativa a una cartella di pagamento per Irpef dove si è fatta questione della mancata motivazione nella cartella del calcolo degli interessi maturati.
Per il ricorrente, erroneamente, i giudici d’appello, in riferimento al calcolo degli interessi sull’originaria sorte capitale, per un periodo di ben 28 anni, avevano semplicisticamente ritenuto che i diversi tassi d’interesse fossero facilmente conoscibili perché pubblicizzati nelle forme di legge, laddove il ricorrente contestava non la debenza degli stessi, ma il modo nel quale era stato calcolato il loro importo complessivo, circostanza che non gli consentiva di esercitare un qualunque controllo.
La Cassazione applica il principio di diritto secondo il quale “in tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento degli interessi maturali su un debito tributario deve essere motivata, non rilevando che il debito sia stato riconosciuto in una sentenza passata in giudicato, dal momento che il contribuente deve essere messo in grado di verificare la correttezza del calcolo degli interessi (…)”.
Nel caso di specie, il debito scaturiva da una sentenza definitiva della Commissione tributaria centrale, e secondo il superiore principio di diritto la semplice pubblicazione dei tassi d’interesse secondo le modalità previste nel lungo periodo considerato (28 anni) non consentiva al contribuente di comprendere i diversi metodi di calcolo applicati negli anni, ovvero i tassi d’interesse operanti nei periodi considerati, così obbligando il medesimo contribuente ad attingere aliunde le nozioni giuridiche necessarie per ricostruire il metodo seguito dall’ufficio.