Obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti, la dichiarazione dei redditi non ha valore confessorio


Ai fini dell’iscrizione alla Gestione commercianti, le dichiarazioni dei redditi, stante il loro carattere non negoziale o dispositivo, non hanno efficacia di confessione stragiudiziale e non comportano alcuna inversione dell’onere della prova circa la partecipazione personale del socio al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, che continua invece ad incombere sull’Inps.


Il Tribunale di primo grado aveva accolto l’opposizione proposta da un socio di SAS avverso l’avviso di addebito con il quale l’Inps gli aveva intimato il pagamento dei contributi dovuti alla Gestione previdenziale degli esercenti attività commerciali. L’opposizione era fondata sulla contestazione della iscrizione d’ufficio operata dall’Istituto in ragione di un errore materiale compiuto nella compilazione del modello UNICO SP per l’anno 2006, che si era poi ripetuto anche nelle dichiarazioni successive, da parte della SAS di cui il ricorrente era solo socio accomandatario e per cui non svolgeva attività lavorativa alcuna; per le dichiarazioni fiscali, tuttavia, era stata chiesta la rettifica con istanza in autotutela presentata prima all’Agenzia delle Entrate e poi all’Inps.
Successivamente, la decisione veniva riformata dalla Corte di appello territoriale, che riteneva non emendabili le dichiarazioni dei redditi in quanto la rettifica era stata richiesta oltre il termine di decadenza. Secondo la Corte, sebbene gravasse sull’Inps l’onere di provare la ricorrenza dei presupposti per l’iscrizione nella Gestione commercianti, nel caso in esame, in virtù della predetta dichiarazione dei redditi presentata dalla SAS, toccava al lavoratore fornire la prova contraria circa la sua partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.
Quest’ultimo ricorre così in Cassazione per aver la Corte territoriale erroneamente dato rilevanza alla possibilità di emendare la dichiarazione dei redditi solo entro il termine di decadenza, termine rilevante solo nella fase amministrativa. Altresì, la Corte di appello aveva errato nel porre a carico del socio la prova contraria della ricorrenza dei presupposti per la iscrizione alla Gestione commercianti proprio alla luce delle menzionate dichiarazioni dei redditi non rettificate nel termine.
Per la Cassazione i motivi sono entrambi fondati. Gli errori commessi nelle dichiarazioni dei redditi della SAS di cui era socio accomandatario il ricorrente, non attribuiscono alle medesime efficacia vincolante tale da comportare l’inversione dell’onere della prova. Il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione. In sostanza, non avendo detta dichiarazione carattere negoziale o dispositivo, la Corte non avrebbe potuto attribuire alle medesime alcun valore probatorio neppure di presunzione semplice cui ricondurre una inversione dell’onere della prova gravante sull’Inps.