Omesso versamento ritenute previdenziali: chiarimenti sulla depenalizzazione

Con il Messaggio n. 437 del 31 gennaio 2018, l’INPS ha reso noto che in tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, ai fini della verifica della soglia di punibilità, oltre 10.000 euro annui, si assume l’importo delle ritenute non versate con riferimento alle mensilità di scadenza dei versamenti.

DA REATO A ILLECITO AMMINISTRATIVO


L’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti costituisce un ipotesi di reato penale.
Nel 2016 è stata introdotta una soglia al di sotto della quale il reato di omesso versamento di ritenute previdenziali è declassato ad illecito amministrativo.
In particolare, per effetto della modifica normativa, l’omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032.
Qualora però l’importo omesso non sia superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000.
Il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.


DETERMINAZIONE SOGLIA ANNUA DI PUNIBILITÀ


In merito ai criteri di determinazione della soglia di punibilità, l’INPS ha precisato che l’arco temporale da considerare per il controllo sul corretto adempimento degli obblighi contributivi, al fine della determinazione dell’importo di euro 10.000 annui individuati come discrimine per l’identificazione della fattispecie di illecito penale o amministrativo, è quello che intercorre tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre di ciascun anno (anno civile).
Con riferimento ai parametri di individuazione dell’importo rilevante ai fini del raggiungimento della soglia di punibilità, tuttavia, si è creato un contrasto interpretativo tra l’INPS e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
In fase di prima applicazione, l’Inps ha sostenuto che i versamenti che concorrono al raggiungimento della soglia di euro 10.000 annui sono quelli relativi al mese di dicembre dell’anno precedente all’annualità considerata (da versare entro il 16 gennaio) fino a quelli relativi al mese di novembre dell’annualità considerata (da versare entro il 16 dicembre).
Successivamente, adeguandosi alla posizione espressa dalla Sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n. 39882 del 2017), l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha affermato una diversa interpretazione secondo cui la verifica dell’eventuale omissione del versamento delle ritenute va effettuata secondo il criterio della competenza contributiva, cioè facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo dovuto relativo al mese di gennaio (16 febbraio) sino alla scadenza dell’ultimo, relativo al mese di dicembre (16 gennaio dell’anno successivo).


SUPERAMENTO DEL CONTRASTO INTERPRETATIVO


Il contrasto interpretativo è stato risolto dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione, che ha confermato il primo orientamento sostenuto dall’INPS.
Di conseguenza, deve essere affermato il principio secondo il quale, in tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, nell’individuazione dell’importo annuo rilevante ai fini del raggiungimento della soglia di punibilità (oltre i 10.000 euro), deve farsi riferimento alle mensilità di scadenza dei versamenti contributivi (vale a dire, periodo 16 gennaio – 16 dicembre, relativo alle retribuzioni corrisposte, rispettivamente, nel periodo dicembre dell’anno precedente – novembre dell’anno in corso).