Reddito professionale notai: deducibile il contributo repertoriale

Con la recente Ordinanza n. 321 del 10 gennaio 2018, la Corte di Cassazione respingendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate ha affermato che i contributi previdenziali obbligatori versati dai notai alla Cassa nazionale del notariato costituiscono un costo strettamente inerente all’attività professionale e, quindi, devono ritenersi deducibili dal reddito professionale sia ai fini Irpef che IRAP.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del notaio disconoscendo la deducibilità dal reddito professionale (e, quindi, ai fini IRAP) dei contributi previdenziali obbligatori versati alla Cassa nazionale del notariato sugli onorari spettanti per effetto dell’iscrizione degli atti a repertorio (cd. “contributo repertoriale”), perché ritenuti non inerenti all’attività professionale, ma piuttosto deducibili dal reddito complessivo quali contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del professionista dichiarando la deducibilità del cd. “contributo repertoriale” dal reddito professionale, in quanto costo strettamente inerente all’attività professionale e, quindi, deducibile sia ai fini IRPEF, sia ai fini IRAP.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione, con ricorso in Cassazione.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Confermando la decisione dei giudici tributari di annullare gli avvisi di accertamento, la Corte di Cassazione ha precisato che il concetto di “inerenza” non può limitarsi alle sole spese necessarie per la produzione del reddito, escludendo quelle che sono una conseguenza del reddito prodotto. Una tale distinzione, infatti, non si rinviene nella legge e non è neppure ricavabile dall’aggettivo “inerente” usato dal legislatore, il quale, piuttosto, per la sua genericità, postilla un rapporto di intima relazione tra due cose o idee; relazione che si può verificare sia quando l’una sia lo strumento per realizzare l’altra, sia quando ne sia l’immediata derivazione.
Di conseguenza, i contributi versati dai notai alla cassa Nazionale del Notariato sugli onorari loro spettanti (cd. “contributo repertoriale”) devono ritenersi indubbiamente “inerenti”, e cioè connessi, all’attività professionale svolta.
I giudici della Suprema Corte hanno evidenziato che in base alla disciplina di determinazione del reddito di lavoro autonomo, “…il reddito professionale è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione…. I compensi sono computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde”.
Orbene, precisa la Cassazione, seppure i contributi repertoriali dei notai non possono considerarsi deducibili ai sensi della seconda parte della suddetta disposizione, in quanto posti dalla legge direttamente a carico del professionista per aver iscritto l’atto a repertorio e non del cliente (e quindi corrisposti soltanto dal notaio, indipendentemente dall’effettiva riscossione del corrispettivo della prestazione e dalla eventuale gratuità della stessa), lo sono però in base alla prima parte della medesima disposizione in esame, ove si fa espresso riferimento alle “spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione”; ossia spese “inerenti” all’attività svolta, in quanto sostenute in conseguenza del reddito prodotto.
Per tale motivo non sono, altresì, riconducibili tra i contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge deducibili dal reddito complessivo, posto che tale disposizione è prevista solo in via residuale, ovvero in mancanza di “deducibilità nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo”.
In conclusione, i contributi previdenziali obbligatori versati dai notai alla Cassa nazionale del notariato (cd. contributo repertoriale) devono ritenersi deducibili direttamente dal reddito professionale, incidendo perciò sulla determinazione sia del reddito imponibile ai fini IRPEF, sia del valore della produzione netta ai fini IRAP.